Sviluppo sostenibile

Immaginare Patti di Collaborazione: una nuova alleanza tra cittadini e amministrazioni per i beni comuni

In un tempo in cui si accentuano fragilità sociali, ambientali e istituzionali, immaginare e realizzare patti di collaborazione significa promuovere una visione più solidale e condivisa del vivere collettivo. I Patti sono strumenti giuridici ma anche culturali, espressione concreta del principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’articolo 118 della Costituzione, che riconosce e valorizza l’iniziativa autonoma dei cittadini per l’interesse generale.Soprattutto, i patti di collaborazione sonouna forma di fiduciareciproca tra cittadini e istituzioni, che scelgono di non contrapporsi ma di lavorare insieme; fiducia nella possibilità di rigenerare luoghi, relazioni, beni materiali e immateriali, trasformandoli in spazi vivi, accessibili e generativi.

Beni comuni: materiali, immateriali, educativi

Nel cuore dei Patti c’è l’idea di bene comune: non solo ciò che appartiene a tutti ma ciò che ci riguarda tutti: un giardino abbandonato, una scuola di quartiere, un archivio storico, una biblioteca o un sentiero naturale diventano luoghi in cui si sperimentano nuovi modi di vivere insieme.

Sono beni materiali, certo, ma anche beni immateriali come la memoria collettiva, l’accesso alla cultura, l’educazione, la relazione sociale, la biodiversità e la fiducia stessa.Il patto nasce dove c’è una volontà collettiva di prendersi cura, di restituire valore a ciò che rischia di perdersi; in questo gesto di cura condivisa, la cittadinanza attiva non è più solo una categoria sociale, ma un motore di trasformazione.

Cura, gestione, rigenerazione: i diversi livelli della collaborazione

I Patti possono assumere forme e intensità differenti: dalla cura occasionale, come la pulizia o la manutenzione leggera, si può arrivare alla gestione condivisa costante o addirittura alla rigenerazione permanente di beni complessi.

Ogni livello richiede una forma diversa di responsabilità e organizzazione ma tutti condividono una matrice comune: la volontà di collaborare in modo costruttivo per generare valore sociale e collettivo.C’è una differenza tra patti “ordinari” e “complessi”: i primi riguardano attività più semplici, come l’animazione culturale, la cura del verde o la riapertura temporanea di spazi; i secondi si applicano a beni di grande valore o fragilità, e prevedono progetti articolati, co-progettazione formale e coinvolgimento strutturato dell’amministrazione.

I Patti come spazi di innovazione sociale

I Patti non sono semplicemente uno strumento amministrativo ma una leva per attivare processi di cittadinanza, educazione e inclusione e così diventano incubatori di esperienze che mettono al centro la comunità come soggetto capace di prendersi cura dei luoghi, di sé e degli altri; ne sono testimonianza esperienze in tutta Italia, come la Biblioteca Espinasse a Milano, nata in un appartamento confiscato alla mafia e trasformata in spazio di cultura e aggregazione o il Sentiero della Biodiversità, che ha visto il coinvolgimento di scuole e cittadini nella valorizzazione ambientale urbana.

A Trento, nel sobborgo di Povo, il progetto “Memoria di comunità” ha costruito un archivio partecipato di storie locali, mentre a Pisa, nel Giardino Scotto, si è aperto un percorso di co-progettazione per restituire alla città uno spazio verde come luogo culturale e condiviso.

Altre esperienze – come il Giardino Lorenzo Giusti a Bologna o il Giardino delle Culture a Milano – mostrano come arte urbana, natura e cittadinanza possano intrecciarsi generando nuovi spazi di convivenza.

Realtà come CasciNet o i Patti educativi realizzati con scuole e minori dimostrano quanto i Patti possano diventare anche strumenti di inclusione sociale e educativa.

Una Sardegna che sperimenta

In Sardegna cresce l’interesse verso la collaborazione tra amministrazioni e cittadini attivi: comuni come Sassari, Olbia, Porto Torres, Sarule, Tissi hanno già approvato regolamenti dedicati all’amministrazione condivisa ma la vera sfida oggi è passare dal regolamento alla pratica e, in questo senso, si stanno aprendo nuovi percorsi che vedono coinvolti anche piccoli centri. 

A Pula, ad esempio, tra marzo e aprile 2025 ha preso vita il progetto YOUNGFOR, un percorso partecipativo promosso dal Comune e dal CEAS Laguna di Nora con l’assistenza tecnica di Poliste. Giovani e amministratori hanno co-progettato due patti per valorizzare la Regia Pretura e l’Isola di San Macario, due luoghi carichi di storia e potenzialità, che potrebbero diventare simbolo di una nuova idea di territorio, inclusiva e sostenibile.

È in questo scenario che si colloca anche il progetto “Un Patto per la Sardegna”, promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione insieme a Farmacia Politica, con il supporto tecnico di Poliste.

Il percorso ha preso avvio con un primo incontro pubblico il 9 aprile 2025 alla Biblioteca Regionale di Cagliari, dove amministratori, esperti, rappresentanti del terzo settore e cittadini attivi si sono confrontati su modelli, possibilità e prospettive dei Patti nell’isola.

Al centro, il ruolo della scuola, del patrimonio ambientale e culturale, e soprattutto il contributo dei piccoli comuni come luoghi dove sperimentare politiche pubbliche capaci di generare comunità.

Tra le esperienze raccontate, quella del Patto Educativo di Comunità di Pirri, attivo dal 2021, e quella del Comune di Iglesias, che ha avviato un proprio percorso verso la cura condivisa del territorio.

Il percorso partecipativo è proseguito con due laboratori territoriali, realizzati nel mese di giugno in collaborazione con le amministrazioni comunali di Alghero e Marrubiu, che hanno aperto un dialogo per rafforzare le competenze degli attori territoriali nella costruzione di percorsi di governance collaborativa.L’ultimo incontro, l’8 luglio 2025 via Zoom, è stato l’occasione per approfondire e esplorare ancora una volta gli strumenti dell’amministrazione condivisa dei beni comuni.

Un metodo, una visione

Alla base di ogni patto riuscito c’è un metodo chiaro, che parte dall’ascolto e dalla mappatura delle risorse comunitarie, passa per la co-progettazione condivisa, e arriva alla firma e attuazione di un accordo vivo, modificabile, evolutivo.Alla base, una visione che riconosce nella cura dei beni comuni un’occasione per costruire una democrazia più partecipata e relazionale e, nella collaborazione tra cittadini e amministrazioni, una nuova grammatica del fare insieme.

Il ruolo di Poliste

Poliste affianca le pubbliche amministrazioni e le comunità locali nella costruzione di questi percorsi; non solo nella scrittura dei regolamenti ma soprattutto nella progettazione partecipata, nella facilitazione dei processi complessi, nella gestione delle relazioni tra i diversi attori.

Attraverso il metodo, l’ascolto e l’esperienza, Poliste contribuisce a trasformare il desiderio di cambiamento in pratiche stabili e generative.

“La collaborazione libera il potenziale nascosto delle comunità, trasformando difficoltà in opportunità.”


Vuoi attivare un Patto di Collaborazione nel tuo Comune?

Contattaci; il primo passo verso una comunità più viva e generativa può cominciare oggi.

Nella breve galleria qualche scatto dal primo incontro de “Un patto per la Sardegna” del 9 aprile 2025 a Cagliari