Nell’articolo “Rete Natura 2000: Sardegna al lavoro per tutela e conservazione dell’ambiente con il percorso partecipativo sviluppato con Poliste”, abbiamo scritto del percorso partecipativo “Partecipa, Condividi, Gestisci”, promosso dal Servizio Tutela della Natura e Politiche Forestali della Regione Sardegna con il supporto tecnico di Poliste; lo abbiamo fatto per raccontare del significativo passo della Sardegna verso una gestione sempre più condivisa del patrimonio naturale. In questo nuovo approfondimento esploreremo i punti centrali emersi dal percorso e alcune prospettive future.
Il percorso ha coinvolto rappresentanti delle amministrazioni comunali, Parchi Regionali, Aree Marine Protette, Unioni dei Comuni, Tecnici esperti, con l’obiettivo di aggiornare le misure di conservazione per le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000, rafforzando il dialogo e la collaborazione tra i vari attori coinvolti.
Le tappe e i numeri del percorso partecipativo
Il percorso, svolto tra ottobre e novembre 2024, si è articolato in:
- 1 incontro online di avvio (17 ottobre);
- 8 incontri territoriali itineranti in 5 settimane;
- 1 incontro online di chiusura (3 dicembre).
Su un totale di 73 ZSC, sono stati analizzati i format di 58 ZSC, coinvolgendo 67 comuni, 2 Aree Marine Protette, 1 Città Metropolitana, 1 Distretto Rurale e 1 Parco Regionale. Il percorso ha registrato un totale di 124 partecipanti, tra cui 23 sindaci, 29 assessori, 10 consiglieri, 47 tecnici e funzionari, 1 presidente del Distretto Rurale Villanova, 2 direttori di AMP (Tavolara – Punta Coda Cavallo e Capo Testa – Punta Falcone).


L’incontro regionale finale
Il percorso si è concluso il 3 dicembre con un incontro tenutosi sulla piattaforma Zoom, con la partecipazione attiva di 60 amministratori e tecnici degli enti gestori e dei comuni interessati. L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali di Silvia Serra, Responsabile del Settore Rete Ecologica Regionale (RER). Durante la sessione sono stati illustrati i principali risultati del percorso territoriale e presentato il bando regionale per la candidatura degli enti locali come soggetti gestori dei siti Natura 2000; un’opportunità concreta per le amministrazioni locali, che sarebbero così in grado di contribuire attivamente alla tutela del territorio, accedere a finanziamenti europei per progetti di conservazione e sviluppo sostenibile e collaborare con comunità locali e istituzioni per valorizzare il patrimonio naturale.
Strumenti e risultati concreti
Un aspetto cruciale del percorso è stato l’utilizzo di schede progettate da un team di esperti, che hanno offerto una base strutturata per il dialogo e la condivisione. In ogni incontro territoriale, sono stati realizzati tavoli di lavoro paralleli per ciascuna ZSC, portando alla definizione di obiettivi di conservazione più mirati e puntuali. Questo approccio ha permesso di porre le basi per l’approvazione delle misure fondamentali entro febbraio 2025, rispondendo alla procedura di infrazione C(2019) 537 avviata dalla Commissione Europea.
A tu per tu con Silvia Serra, Responsabile del Settore Rete Ecologica Regionale
Per approfondire ulteriormente valore e prospettive del progetto, abbiamo scelto di intervistare Silvia Serra:
In che misura questo percorso partecipativo ha rappresentato un’opportunità strategica per il futuro della conservazione in Sardegna? Quali impatti concreti sta avendo il dialogo partecipativo sulla definizione degli obiettivi per le ZSC?
Il percorso partecipativo ha consentito di condividere il metodo adottato per individuare le priorità di conservazione della biodiversità con numerosi amministratori locali, sindaci, consiglieri e assessori comunali, nonché con i tecnici degli stessi enti o con i relativi consulenti. Questo rappresenta solo uno dei primi passi affinché la consapevolezza sull’importanza della conservazione della biodiversità e, dove necessario, del ripristino di gradi di conservazione favorevoli, diventi patrimonio comune di tutti gli enti, delle comunità, della società civile nel suo complesso.
In realtà gli obiettivi sono definiti mediante un percorso logico quasi obbligato che parte fondamentalmente dal grado di conservazione in essere per habitat e specie e dallo stato delle conoscenze che possediamo su di essi; sulla base di queste informazioni è possibile scegliere gli obiettivi tra due principali opzioni: mantenimento o miglioramento. Tuttavia il dialogo partecipativo ha consentito alla Regione di acquisire informazioni importantissime utili per affinare le valutazioni sulle pressioni in atto o sulle minacce potenziali, favorendo pertanto la definizione di misure più efficaci e condivise.
Quali elementi cruciali sono emersi dai confronti con le amministrazioni locali? Ci sono casi particolari che possono essere di stimolo, importanti o interessanti condividere con lettori e lettrici?
Ne potrei elencare un’infinità, molti positivi, altri negativi. Mi piacerebbe soffermarmi sull’estrema partecipazione che abbiamo riscontrato nella maggior parte dei comuni del Nuorese e del Sassarese, sia di aree costiere che interne, dove abbiamo registrato un forte attaccamento al territorio, la profonda consapevolezza dell’importanza di portare avanti azioni di tutela della natura e la volontà di essere attori protagonisti nella gestione. Per contro, quasi ovunque, abbiamo rilevato l’estrema difficoltà, che già conoscevamo, in cui versano la maggior parte delle amministrazioni locali, per diversi motivi: carenza di personale, un diffuso malcontento dovuto al peso della burocrazia ritenuto eccessivo e che rallenta e ingessa l’azione amministrativa, la carenza, negli enti locali, di competenza specifica in materia di biodiversità che riconosciamo essere molto settoriale. Proprio per quest’ultimo motivo abbiamo insistito tanto sull’importanza di collaborazione tra enti e nell’assicurare il sostegno costante da parte della Regione, al fine di garantire la condivisione di competenze e un dialogo permanente tra le nostre strutture tecniche e quelle degli enti locali. Come caso particolare trovo interessante condividere quello di un piccolo comune del Nord Sardegna, Monteleone Roccadoria, che nonostante i problemi che affliggono le piccole realtà, soprattutto a causa della carenza di personale, ha deciso di dialogare con gli altri comuni della propria area di riferimento e si è proposto come capofila per diventare ente delegato alla gestione del sito Natura 2000 Entroterra e zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone, proponendo un’organizzazione ben strutturata ma snella, radicata nel territorio, che attivando le opportune collaborazioni e relazioni si pone l’obiettivo di portare avanti le misure di conservazione del sito e allo stesso tempo una valorizzazione sostenibile del proprio patrimonio naturale.
Guardando al futuro, quali saranno i prossimi passi per consolidare le azioni intraprese e coinvolgere attivamente le comunità locali?
Occorrerà sicuramente investire tanto affinchè le misure di conservazione definite possano avere un sostegno finanziario adeguato da parte della Regione, dello Stato e dell’Unione Europea. Occorrerà continuare ad aggiornare le misure per renderle sempre più concrete e realizzabili.
Ma non basta, a mio avviso bisognerà fare in modo che le amministrazioni possano avvalersi del supporto di professionisti qualificati e di proprio personale formato su Natura 2000, non solo dal punto di vista normativo, ma anche tecnico-scientifico. Il mio sogno è di poter istituire sui territori degli uffici operativi, non per forza permanenti ma che potrebbero lavorare a rotazione su varie aree, che ho immaginato come sportelli Natura 2000, a disposizione sia degli enti che delle comunità locali in genere, della popolazione scolare e degli adulti, ma anche delle imprese che lavorano nei siti Natura 2000 (agricoltori, allevatori, pescatori sono solo alcuni esempi) che oggi potrebbero sentirsi parzialmente “danneggiati” dalla presenza di un’area tutelata ma ai quali occorre comunicare efficacemente le opportunità,, o ancora dei semplici fruitori degli ambienti naturali di cui stiamo parlando, come ad esempio i turisti, gli escursionisti, o di chiunque a qualunque titolo vorrebbe conoscere meglio i temi della biodiversità e delle peculiarità che ogni territorio offre in tal senso, sempre con lo sguardo proiettato alla dimensione complessiva che non è solo quella locale, né tantomeno regionale, bensì nel nostro caso almeno quella Mediterranea (la nostra regione biogeografica).
Come è andata con il bando regionale per la candidatura degli enti locali come soggetti gestori dei siti Natura 2000?
Il bando chiuso a dicembre 2024 ha visto una partecipazione ben al di sopra delle aspettative, tanto che non siamo riusciti a coprire tutte le istanza pervenute con le risorse disponibili. Questo significa che il periodo che abbiamo dedicato agli incontri territoriali con il supporto di Poliste, il dialogo avviato con diversi enti locali con i quali non avevamo mai avuto la possibilità di confrontarci e conoscerci a vicenda, ci ha consentito di far conoscere l’opportunità a diverse realtà che diversamente, verosimilmente, non avrebbero preso in considerazione la possibilità di candidarsi alla gestione.
Vorresti condividere con lettori e lettrici qualche altro aspetto per te importante?
Vorrei fare una riflessione sul concetto di RETE. Natura 2000 è una rete ecologica di aree protette con la funzione di tutelare la biodiversità: i siti (SIC, ZSC, ZPS) sono i nodi della rete, le connessioni tra i siti (ancora in fase di studio in verità, in molti casi) che sono essenzialmente di tipo ecologico, devono essere significativamente rafforzate, al pari delle connessioni tra i soggetti protagonisti. Vorrei che nell’ambito degli organismi di gestione si arrivasse a una connessione stabile tra istituzioni, locali, regionali e sovra regionali, una rete di relazioni improntata sulla considerazione e sulla fiducia reciproche, dove Natura 2000 non sia vista come una limitazione ma una fonte importante di conoscenza, crescita, opportunità, apertura.
A proposito di opportunità e apertura, mi fa piacere condividere l’esempio di un altro piccolo comune del centro Sardegna designato ente gestore negli anni scorsi, che ha avuto la possibilità di coinvolgere nelle azioni di gestione giovani professionisti locali, alcuni rientrati a lavorare in Sardegna dopo un periodo da emigrati: uno di questi professionisti si è fatto promotore della partecipazione per l’ente gestore a progetti Europei (programmi Interreg o Life) che come ben sappiamo, oltre ad essere importanti fonti di finanziamento, rappresentano significative opportunità di studio, approfondimento, confronto con realtà di elevato livello scientifico e culturale.
Prospettive future
Il percorso partecipativo “Partecipa, Condividi, Gestisci” ha posto le basi per un cambiamento strutturale e culturale nella gestione delle Zone Speciali di Conservazione in Sardegna. Le numerose adesioni al bando regionale testimoniano una volontà concreta da parte degli enti locali di assumere un ruolo attivo nella tutela del territorio. Ora il lavoro continua: sarà fondamentale consolidare i risultati raggiunti, accompagnando gli enti nel rafforzamento delle competenze interne, garantendo risorse stabili e sostenendo la creazione di sportelli territoriali dedicati a Natura 2000. In parallelo, dovranno essere valorizzate le reti di collaborazione tra istituzioni, comunità e professionisti, affinché la gestione della biodiversità diventi un processo condiviso e continuo. Guardando avanti, la vera sfida sarà trasformare le ZSC in laboratori di innovazione ambientale e coesione sociale, capaci di generare nuove opportunità per chi vive, lavora e si prende cura dei territori.
